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Eques ab Aqua Viva
Introduzione allomeopatia
e alla sua filosofia
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Lomeopatia
inizia con Hahnemann, medico tedesco nato a Meissen nel 1755. Nel 1779, una volta
laureatosi, si trova a esercitare la medicina nel periodo in cui i barbieri chirurghi,
reduci dalle guerre napoleoniche, strappano denti, tagliano amputano e salassano in un
delirio terapeutico e sterminatore. Nella sola Germania si vendono, in questepoca,
milioni di sanguisughe. La medicina è il bersaglio preferito di commediografi, libellisti
e librettisti che rappresentano il medico al livello di un pagliaccio da circo.
Hahnemann inizia così la sua carriera medica arrivando a una discreta fama che lo porta a
far parte dellAccademia Economica di Lipsia e dellAccademia delle Scienze di
Magonza. Ma la fama non lo stordisce. Dopo una decina danni di professione medica,
un bel giorno, còlto da una forte crisi di coscienza, caccia tutti i suoi clienti e
chiude bottega, totalmente convinto della sua incapacità di guarire la gente.
Per vivere inizia allora a tradurre libri di medicina, continuando a meditare
sullincapacità curativa della stessa finché un bel giorno, traducendo un famoso
trattato di farmacologia, alla voce Chinchona, cioè lestratto della
corteccia della china, viene colpito dalla similitudine dei sintomi della malaria e quelli
degli operai addetti alla lavorazione della corteccia.
Questo momento segna per Hahnemann una tappa fondamentale della sua vita: colpito dalle
diverse ipotesi con le quali si cercava di spiegare il fenomeno, decide di sperimentare su
se stesso gli effetti del Chinino assumendo, per cinque giorni due grammi di china due
volte al giorno. Quale la sorpresa nel constatare che, ogni giorno, alla stessa ora, era
preso da febbri intermittenti: La China, usata per curare le febbri intermittenti, era
quindi in grado di produrre le febbri che guariva. Hahnemann comincia da quel momento a
sperimentare vari farmaci su se stesso, sui suoi figli e sui suoi allievi.
Nellarco di quarantanni sperimentò una sessantina di farmaci tra i quali
oppio, mercurio, arsenico, oro, petrolio eccetera, annotando ogni volta i sintomi provati.
Ne risultò una Patogenesi del rimedio dalla quale concluse che i farmaci, qualora
provocassero dei sintomi, questi coincidevano con gli stessi sintomi che potevano curare.
Tali sostanze, in grado di procurare sintomi coincidenti con quelli curati, vennero
chiamate «medicine omeopatiche» (dal greco ómoios, simile e pátos,
malattia).
Vi è da notare che tra i sintomi registrati vi erano anche indicazioni sulle alterazioni
psichiche ed emotive a cui il soggetto sano andava incontro a causa dellassunzione
della sostanza omeopatica. Tale fatto comporterà lo spostamento dellattenzione
dalla malattia, con i suoi sintomi, al malato nel suo complesso.
Rimaneva comunque un problema: le quantità di farmaco che venivano somministrate dai
medici dellepoca erano tali da essere vicine ai livelli di intossicazione.
Hahnemann, provò allora a diluire sempre di più le sostanze, scuotendo i flaconi perché
vi fosse una dispersione omogenea del farmaco. A questo punto fece la sua seconda
scoperta: egli notò che invece di diminuire la loro potenza curativa, le sostanze
così diluite, ampliavano il loro effetto terapeutico e, quando venivano sperimentate
nelluomo sano, spesso provocavano dei sintomi contrari a quelli provocati allo stato
puro.Dalla seconda scoperta non tardò a venirne fuori una terza: se i farmaci non
venivano agitati vigorosamente tra una diluizione e la successiva questi perdevano i loro
poteri terapeutici.
Lultima cosa che voglio far notare riguarda il livello di diluizione delle medicine
omeopatiche: Ogni diluizione successiva utilizza un rapporto di uno a cento (una parte di
sostanza e cento parti di diluente). Già nella seconda diluizione, la sostanza originale
è diluita di un fattore 100*100=10.000. La presenza della sostanza omeopatica originale
si può ancora riconoscere con un contatore Geiger fino alla nona diluizione: 100*100*100*
per nove volte. Dopodiché, dopo la nona diluizione, non vi sono strumenti in grado di
rivelare traccia della sostanza originale. Ebbene, nella preparazione della
medicina omeopatica si usano normalmente trenta o più diluizioni. Dovè
andata a finire la materia originale? Dopo trenta diluizioni il rapporto tra solvente e
soluto è di 10E60: dieci seguito da sessanta zeri! Riassumendo, un medicinale
omeopatico si basa su:
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Limpiego di una sostanza, la cui omeopaticità è stata verificata
sperimentalmente su individui sani.
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La diluizione progressiva di tale sostanza a livelli di concentrazione non più
misurabili strumentalmente.
-
La dinamizzazione del preparato dopo ciascuna diluizione
Introduzione al modello filosofico
Il progetto dei primi filosofi, o filosofi della natura, era quello di capire il
funzionamento della natura e dei suoi processi. Luomo, per loro, era una parte
integrante della natura e la domanda fondamentale non riguardava come il tutto fosse stato
creato. Infatti, secondo loro, era scontato che qualcosa fosse sempre esistito. I filosofi
greci si chiedevano invece come lacqua potesse trasformarsi in un pesce, la terra in
un albero e un bambino nascere e crescere nel ventre della madre. Queste erano le domande
che si ponevano i presocratici. Essi volevano comprendere ciò che avveniva in natura
senza far ricorso ai miti tradizionali e cercarono di interpretare i processi naturali
studiandoli direttamente.
Per fare ciò essi dovettero creare dei modelli astratti rappresentativi della Natura e
dei suoi Processi. Ciò non costituisce un approccio esclusivo dei filosofi di allora, ma
è bensì caratteristico di molte altre scienze quali la nostra fisica e matematica che
definiscono e utilizzano sistemi simbolici sia per fornire spiegazioni teoriche di fatti
riscontrati sul piano reale, sia per definire teorie che verranno eventualmente smentite o
confermate da altre teorie e/o future esperienze.
Tornando ai nostri filosofi greci, il primo a fornire uninterpretazione della Natura
e delle sue leggi in termini di quattro elementi fu Empedocle. Secondo lui la natura è
costituita da quattro radici identificate con: terra, aria, acqua e fuoco. Tutti i
mutamenti in natura sono dovuti al mescolarsi e al separarsi di tali radici. Ciascuna cosa
esistente è costituita da una mescolanza di queste radici, o elementi, che sono sempre
contemporaneamente presenti in ogni cosa. Ciò che caratterizza una cosa dallaltra
è la diversa proporzione secondo la quale gli elementi vengono a mescolarsi in essa: Un
uomo e una pietra sono costituiti dagli stessi elementi, ciò che cambiano sono solo le
quantità e le proporzioni.
Vediamo di fare un esempio seguendo il modo di ragionare degli antichi: un semplice pezzo
di legno è costituito da terra, acqua, aria e fuoco e lo si vede quando il legno brucia:
dentro il legno vi è fuoco perché quando il legno brucia il fuoco viene da li dentro e
fugge verso lesterno. Dentro il legno vi è acqua in quanto se ne ode il crepitio e
lo scoppiettare. Dentro il legno vi è aria la quale sale sotto forma di fumo. Dentro il
legno vi è terra che è la cenere che rimane dopo la combustione.
Avendo premesso il fatto che ogni cosa è composta da una diversa combinazione dei quattro
elementi dovrebbe apparire ovvia la contraddizione insita nella precedente descrizione:
non dovrebbe essere possibile ottenere unaria dal legno. Il fumo è di per sé una
cosa reale, visibile e pertanto dovrebbe essere anchessa composta dai quattro
elementi. E infatti così è: avvicinando una lastra di metallo al fumo questo ben presto
si scalderà - il fumo, che è aria, contiene il fuoco - Raffreddando la lastra noteremo
delle gocce dacqua di condensa - il fumo, che è aria, contiene lacqua - Al
termine, osservando la lastra, noteremo della fuliggine: il fumo, che è aria, contiene la
terra.
Ogni cosa, pur contenendo ciascuno degli elementi, lo contiene però in proporzioni
diverse cosicché una data cosa si dice impropriamente che è aria quando essa è solo prevalentemente
aria. Il fumo è aria in quanto prevalentemente aria pur contenendo anche gli altri
elementi.
Secondo Empedocle ci dovevano essere due forze agenti sugli elementi: Amore o Amicizia e
Odio o Discordia dove, la prima, favorisce lunione degli elementi, mentre, la
seconda, ne favorisce la separazione. Empedocle giunge quindi ad una distinzione
fondamentale in vigore tuttoggi: la distinzione tra elementi primari e forze della
natura.
Il modello astratto basato sui dei quattro elementi non è mai stato soppresso
completamente. Esso è entrato nel seguito a far parte delle discipline esoteriche le
quali lo hanno arricchito di tutto un insieme di ulteriori dettagli che ora vedremo. In
primo luogo, ad ogni elemento venne associato un corrispondente simbolo grafico:
un triangolo con il vertice verso lalto per il fuoco, un triangolo con il vertice
verso il basso per lacqua, un triangolo con il vertice verso lalto e una barra
orizzontale per laria, un triangolo con il vertice verso il basso e una barra
orizzontale per la terra.
Un particolare non trascurabile è che la sovrapposizione dei due triangoli del fuoco e
dellacqua dà origine alla Stella di Davide o Sigillo di Salomone (Salomone è noto
anche per la sua leggendaria equità). Tale simbolo rappresenta così la pacificazione
degli opposti: Acqua e fuoco riuniti assieme. Si noti che, grazie alla sovrapposizione dei
simboli contrari, si vengono a formare anche i simboli dellaria e della terra. Come
a dire che, grazie alla pacificazione degli elementi opposti, si ha la manifestazione
completa della Natura.
Ciascuno dei quattro elementi è caratterizzato da una coppia di qualità secondo lo
schema seguente:
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Il fuoco è caldo e secco
-
La terra è fredda e secca
-
Lacqua è fredda e umida
-
Laria è calda e umida
Riportando i simboli
allinterno di un cerchio quadripartito, e riportando le qualità relative otteniamo
lo schema a destra. Ricordando che, in natura, ogni cosa è costituita da una combinazione
dei quattro elementi, aggiungo che, normalmente, almeno uno degli elementi prevale sugli
altri. Difficilmente infatti una cosa può essere contemporaneamente calda e fredda o
contemporaneamente secca e umida. Pertanto una cosa calda e secca sarà necessariamente un
fuoco (o meglio: prevalentemente fuoco).
Ogni cosa, in natura, può essere quindi rappresentata da una figura geometrica chiusa,
inscritta nel cerchio, e comprendente, al suo interno, il centro del cerchio. Larea
occupata in ciascuna delle quattro parti del cerchio sarà rappresentativa della quantità
di un dato elemento presente nella cosa in questione. Poiché infinite sono le forme
geometriche inscrittibili nel cerchio, infinite sono le cose così rappresentabili e dal
momento che non esistono più infinità di cose reali, ma una sola, con tale metodo posso
quindi rappresentare tutte le cose.
È utile, a questo punto, riflettere sul fatto che, ancora agli inizi del nostro secolo la
scienza ragionava in termini di soli tre elementi: elettroni, protoni e neutroni e di
forze quali i campi elettromagnetici e i campi gravitazionali. Nel seguito si sono unite
altre forze e gli dei fisici teorici sono tutti concentrati nel tentativo di ricavare la
legge unica che riunisca le varie forze allinterno di un solo modello: quello della forza
forte di ogni forza per dirla alla Ermete Trismegisto.

Torniamo al nostro modello e vediamo cosa dice Empedocle, nascosto sotto il nome di
Pandolfo, nella Turba dei Filosofi: "Dichiaro ai nostri successori, che
laria è più sottile dellacqua, e che non si separa da quella. Se non fosse
così, la terra non resterebbe sopra lacqua umida. ... E laria, nascosta
sotto la terra, che sostiene la terra, in modo che non si sommerga nellacqua che le
sta sotto, ed è questaria che fa si che la terra non sia inumidita dallacqua.
Laria dunque è tale da colmare e separare cose diverse, cioè acqua da terra e da
accordare cose avverse, come acqua e fuoco, e da separarle perché non si distruggano
vicendevolmente".
Quindi, secondo lopinione di Empedocle, laria è il mediatore per
eccellenza e, come conseguenza, ogni mediatore è unaria come vediamo dalla
seguente descrizione del semplice uovo: "Il guscio, che appare, è la terra, e
lalbume lacqua. Al guscio però è unito un sottilissimo involucro che separa
la terra dallacqua, che è aria che divide la terra dallacqua".
Pertanto, concludendo questo lunga disquisizione sugli elementi, possiamo affermare che
non sono solo le qualità (caldo, freddo, umido e secco) di una data cosa a determinarne
lelemento principale, ma anche il ruolo che la cosa ha in rapporto alle altre con
cui interagisce direttamente.
Lultimo discorso relativo al modello filosofico riguarda, in breve, il metodo
attraverso il quale avviene la trasformazione di un elemento in un altro: la
trasformazione di un elemento in un altro avviene tramite lapplicazione al primo
elemento della qualità caratteristica del secondo che è opposta a quella del primo.
Ovvero, ad esempio, un fuoco, che è caldo e secco, può essere trasformato in una terra
applicando ad esso la qualità fredda tale per cui da caldo e secco divenga freddo e
secco.
Omeopatia e filosofia
Veniamo ora alla conclusione con linterpretazione dellOmeopatia secondo la
chiave filosofica appena descritta.
Nella preparazione di un
medicinale omeopatico, come abbiamo visto, si parte da una sostanza madre che è una
terra, data la sua fissità e le qualità relative: freddo e secco. Tale terra subisce una
prima trasformazione attraverso la diluizione: essa viene dunque trasformata in
unacqua fredda e umida. Successivamente, la sostanza così ottenuta, viene
sottoposta a delle energiche succussioni o dinamizzazioni ed è indubbio, pertanto, che la
si sottoponga allazione di un calore non fosse altro che quello ottenuto
dallagitazione molecolare. Si ha così la trasformazione di unacqua in
unaria (che pur rimane ancora unacqua dal punto di vista dellapparenza).
Ora, nessuno impedisce di considerare questaria come se fosse ancora una terra,
ovvero ancora una sostanza inerte. Ecco pertanto che lomeopata effettua una nuova
applicazione delle operazioni di diluizione e dinamizzazione. E così, reiterando tale
processo in una sorta di coobazione energetica, per un gran numero di volte. Al
termine della serie di operazioni, ciò che si ottiene è, dal punto di vista filosofico,
un'aria che, per quanto detto precedentemente, è il mediatore per eccellenza.
Filosoficamente parlando quindi, il medicinale omeopatico deve essere visto come un
mediatore. In particolare come un mediatore tra le proprietà possedute della sostanza
madre e lindividuo affetto da una data patologia. Ed è proprio grazie a questa
funzione di mediazione che la medicina omeopatica trasmette allindividuo non la
sostanza contenente il principio curativo, ma il solo principio curativo contenuto in
origine nella sostanza. Il messaggio della lettera e non la lettera.
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