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Secondo gli
alchimisti, Dio concepito come Fuoco decodifica
lacronimo I.N.R.I. non nellespressione
«Iesus Nazarenus Rex Iudaeorum», ma in «Igne
Natura Renovatur Integra».
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Purificazione,
dal gr. pür, püròs = fuoco.
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Il simbolismo
dellincenso è in relazione con quello del
fumo, del profumo e delle resine incorruttibili.
Allincenso si attribuisce la capacità di
innalzare la preghiera verso il cielo; per questo è
un emblema della funzione sacerdotale e, perciò, uno
dei Magi loffrì al Bambino Gesù.
Lincenso, nel rituale indù, è messo in
rapporto con lelemento «aria» e si dice che
rappresenti la percezione della coscienza che è
presente dappertutto. In America centrale,
lincenso si collega al simbolo del sangue,
della linfa, dello sperma, della pioggia. Il fumo
dellincenso, come la nuvola, è una emanazione
dello spirito divino.
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Nella cultura
esoterica il cielo si trova nellinteriorità
del soggetto e coelum avrebbe la medesima
radice di celatus, a, um, con
significati analoghi.
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«Secondo
antichissimi rituali la linea orizzontale della Croce
rappresenterebbe la morte, quella
verticale la vita; ambedue insieme la risurrezione.
La morte allegorica, seguita da una rinascita a vita
nuova, con il testamento del Fratello Apprendista, si
conosce nei rituali massonici del primo grado; e si
conferma con la misteriosa leggenda di Hiram nel
terzo grado» (L. Troisi, Dizionario massonico,
Foggia, Bastogi, 1987, p. 276). «Il braccio
orizzontale della Croce indica lelemento
passivo, la materia, luomo disteso al suolo. Il
braccio verticale indica lo spirito, lelemento
attivo, luomo. Lidea (segno verticale),
entrando nellintelligenza ricettiva (segno
orizzontale), feconda questultima. La verticale
è il fecondante, lorizzontale il fecondato
[...]. La Croce a bracci uguali è simbolo del
macrocosmo; a bracci disuguali, del microcosmo» (Ivi,
p. 129). Il centro della Croce è il
luogo favorevole di tutti i passaggi da un livello
allaltro, da un luogo, o mondo, allaltro:
è lombellico del mondo degli antichi, lomphalos,
la scalinata (confronta Bizzarri, La scala misteriosa
del XXX°, n.d.r.) rituale di tante
religioni, la scala degli Dei. Per di lì,
temporalità ed eternità, terra e cielo, basso e
alto entrano in comunicazione.
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Luroboros
è il serpente che si mangia la coda, rappresentando
un ciclo di evoluzione che si compie. Questo simbolo
racchiude nello stesso tempo le idee di movimento, di
continuità, di autofecondazione e di eterno ritorno.
La forma circolare del simbolo ha dato luogo ad
unaltra interpretazione: lunione del
mondo sotterraneo (raffigurato dal serpente) e del
mondo celeste (rappresentato dal cerchio). Questa
interpretazione sarebbe confermata dal fatto che
luroboros, in alcune rappresentazioni,
è metà nero e metà bianco. Significherebbe così
lunione di due principi opposti, il cielo e la
terra, lo yin e lo yang cinesi, e tutti
i valori di cui questi opposti sono portatori.
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Mercurio,
messaggero degli Dei, porta la divina ispirazione. È
ambasciatore fra le divinità e luomo, legame
tra finito e infinito, tra il mistero della natura e
la comprensione umana a cui lidea nuova arriva
come messaggio dellintelligenza universale.
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Così anche
in Giovanni, 1: 45, 9.
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Eraclito, Frammenti,
44, 45.
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Ivi,
46, 47.
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Questa era
anche la concezione degli «stilnovisti», i poeti medievali iniziati alla società esoterica dei Fedeli
damore.
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1. Il rito, il suo
senso, i suoi simboli
In Massoneria il rito
funerario è il simbolo della metamorfosi delluomo
nel fatale passaggio dalla caducità terrena
alleterno, dal contingente al trascendente, dal
sensoriale allo spirituale, richiamando inoltre i
concetti di rinascita, di evoluzione continua,
di fratellanza universale, di reintegrazione
nellUno.
Celebrare un defunto, nel Tempio massonico, significa
sentirlo presente tra i vivi e così dichiarare
una continuità di rapporto con lui, ovvero una continuità
di comunicazione tra la vita e la morte; quindi una estensione
della fratellanza dei viventi ai morti, in una catena
universale, per essere fratelli nella vita attuale e
oltre essa, anche dopo la morte. Tutto questo,
ovviamente, cinduce a penetrare il senso autentico
della morte, superandone la concezione comune o profana.
Per far ciò siamo obbligati a entrare nel Tempio dei
Liberi Muratori parato a lutto, con addobbi che indicano
che la morte può mietere gli uomini in qualunque
stagione. Il rito inizia simbolicamente a Mezzanotte,
quando cioè le tenebre più profonde stendono un velo di
dolore sulla natura che attende, momentaneamente vedova,
il ritorno dellastro che la vivifica. La cerimonia
viene avviata dal Maestro Venerabile, battendo debolmente
un colpo di maglietto (simbolo della nascita
delluomo), segue il Primo Sorvegliante che batte un
colpo fortissimo (simbolo della forza vitale), conclude
il Secondo Sorvegliante con un colpo appena sensibile
(simbolo dellultimo respiro).
A questo punto i
presenti si raccolgono intorno al tumulo che sta al
centro del Tempio, così constatando dolorosamente che
uno degli anelli della loro catena fraterna è spezzato e
che la parola è smarrita. Per ripristinare allora la
comunicazione interrotta a più alto livello, viene
invocato Dio, il Grande Architetto delluniverso
(G.A.D.U.), concepito anche come Fuoco che feconda ogni
forma di vita 1, come Principio di ogni
trasformazione, come Fine di ciascuna esistenza che
ritorna a Lui reintegrandosi nellUno: reintegratio
ad Unum, aut ad Ignem.
Segue il ricordo dellestinto. In presenza della
morte simbolo di silenzio assoluto, di necessità
di purificazione 2 per la seconda nascita
che trascende la contingenza e immette
nelleterno i presenti ne traggono un elevato
ammaestramento che interiorizzano, divenendo fattore di
edificazione coscienziale, sì che lesempio del
defunto possa insegnar loro a morire, perché
vè pure una dignità della morte, oltre che
della vita: ne discende unetica ed una pedagogia
della morte.
Si fa strada così la consapevolezza che dalla morte
possa scaturire unimportante e profonda lezione
educativa; che dalla putredine della decomposizione
possano nascere i profumi e le bellezze della vita (come,
appunto, accade in natura); che il trapasso non è che
liniziazione ai misteri di una risurrezione e che
nulla si disperde e si estingue in natura.
È a questo punto infatti che il Maestro Venerabile versa
per tre volte lincenso 3 nei tre bracieri che sono
attorno al tumulo e che i presenti, in pellegrinaggio
intorno al feretro, gettano su di esso fronde di acacia,
simbolo di rinascita, «pregando» affinché la sua
memoria e la testimonianza delle sue virtù parlino
(sincidano) nella loro anima e conducano,
attraverso assiduo lavoro e rigorosa ricerca, alla
verità e alla luce.
Lottimismo pian piano prende il posto del
pessimismo, nella certezza dellininterrotta
trasformazioneevoluzione della natura, della
creazione continua, quindi della vita permanente, di cui
il Fuoco è il principio ed il simbolo. In
questo spirito, pertanto, i Fratelli riescono a ricomporre
la catena dunione e a scambiarsi baci fraterni
intorno al tumulo. «Bruciano» ogni pensiero egoistico,
i risentimenti, il ricordo delle offese subite e si
rafforzano nella pace, nella concordia e nel comune
lavoro, tenendo sempre presente il fondamentale precetto
evangelico: «Non fare ad altri quello che non vorresti
fosse fatto a te stesso e fa agli altri quello che
per te medesimo brameresti». Su di esso giurano.
Dopo che ciascuno, in catena, attraverso il
simbolo e la realtà del Fratello defunto, ha sublimato
(purificato) se stesso nellamore (quindi nel fuoco)
e che la concentrazione sulla morte corporea ha aperto la
porta del cielo (la janua coeli), cioè
dellinteriorità e della coscienza 4, lopera del soggetto
giunge alchemicamente al punto cruciale (alla Croce 5 , appunto). Aperta la Porta
doro, il Logos fa udire la sua voce interiore e
rivela la sua luce, il suo fuoco, la sua essenza
spirituale. Il soggetto, prendendone piena
consapevolezza, lo fa proprio; lo reincarna nella propria
coscienza (quindi certamente ad un più alto livello
rispetto alla precedente incoscienza che ne aveva,
essendo il lui presente allinizio soltanto in forma
latente). In questatto, sacrificio e
rinfrancamento, dolore e consolazione si confondono
determinando il fatto nuovo: cioè la nascita delluomo
nuovo. Latto trasmutatorio riceve
lintelligenza di sé (lautocoscienza) e della
speranza che lo sostiene e lo spinge, intesa
questultima come facoltà di perenne rigenerazione
compresa nella circolarità dellunità divina
(luroboros 6). Pertanto, se tutto è Uno, la
catena non sinterrompe mai, neanche di fronte alla
morte, la quale anzi viene assunta nel piano divino fra
le forme del divenire; quindi non come frattura
negativa, ma come uno dei momenti della continuità
positiva, vitale.
In questa prospettiva e con la fiducia nella Luce
ritrovata, il Maestro Venerabile e i due Sorveglianti
chiudono i lavori funebri allalba. Come
lastro che nasce disperde le tenebre della notte,
così la speranza chè diventata certezza
che il Fratello passato allOriente eterno
riposi nel grembo del comune Padre, dissipa ogni dolore e
cambia in giubilo lo sconforto. È lora in cui il
sole si mostra allorizzonte e spande la gioia sugli
esseri viventi. Rischiarati dai suoi raggi, i Liberi
Muratori si uniscono in un caloroso triplice applauso per
rallegrarsi della glorificazione del Fratello che
sè allontanato dalla Valle terrena e che ora è
stabilmente in coelo, cioè nella coscienza
purificata di ciascuno (come sè detto prima), nel
Fuoco interiore di ogni Fratello, dove egli è assunto
come verbo, come parola interiore che insegna,
fortifica e guida verso il bene.
Va da sé che dopo tale rituale processo trasmutatorio
nulla può essere più lasciato alla materialità
profana; perché non devesserci più la
materialità, «non può» esserci. Una ulteriore
prolungata fase di decomposizione (putrefactio)
rallenterebbe, o arresterebbe, o invertirebbe il processo
trasmutatorio. Lopera compiuta nel Tempio è reale,
non virtuale, perciò le spoglie mortali devono essere
autenticamente purificate, cioè penetrate e consumate
dal fuoco, per essere strutturalmente da esso modificate.
Solo così si realizza il consummatum est,
lultima consummatio (il compimento
perfetto), la parte più eterea della materia mortale ed
immortale.
2. Il fuoco
Fattore centrale,
quindi, di questo piano di realizzazione è la
purificazione, il fuoco che agisce, con modalità
differenziate, nei diversi livelli dellessere
duomo: fisico, animico, spirituale. In primo luogo,
la fiamma trasmuta chimicamente la materia grave in una
materia eterea. In secondo luogo, a livello animico, la
potestà pirica è la potestà mercuriale nella sua
emanazione creatrice; cioè la facoltà poietica del
soggetto (la facoltà creativa), la quale agisce come
potere comunicativo per contatto (lintuizione: il
processo conoscitivo evocativo 7). In terzo luogo, agisce come
principio o spirito igneo: il soggetto safferma
coscientemente come fattore di cause che producono eventi
importanti, analogici agli atti creativi divini (ad
esempio, latto di fecondazione della vita avviene
nel fuoco dellamore); nel termine s(pir)itus
vè il radicale di pür (il
fuoco fiammante, urente, il principio igneo). È la sede
del fuoco centrale (o centro sensorio, o plesso), il
punto dintersezione di due linee (X) rappresentanti
rispettivamente il principio attivo e il principio
passivo in amore, cioè agenti luno
sullaltro, il primo sul secondo, in modo tale da
non generare squilibrio, ma equilibrio. È la sintesi
delle metamorfosi generate dallattivo intelligente.
È il fuoco fecondante (germe vitale riproducente), la
vibrazione di energia urente.
Nel linguaggio alchemico il fuoco è una sostanza pura,
eterna, indispensabile per il compimento della Grande
opera. Esso sarebbe alimentato dallo «zolfo dei saggi»,
simboleggiato dalla Fenice (che risorge sempre dalle
ceneri, cioè dopo un processo di combustione, affermando
risurrezione e immortalità, rinascita ciclica) e si
armonizzerebbe con il volere del G.A.D.U. Presso i Maya
Quiché la cenere ha una funzione magica in rapporto alla
germinazione e al ritorno ciclico della vita. In alchimia
la Fenice è collegata all'Opera al rosso, alla
rigenerazione della vita universale e alla finalizzazione
dell'Opera. Simbolicamente la cenere, legata al fuoco e
alla siccità, è associata al principio yang,
all'oro, al sole; la sua sacralizzazione è in relazione
ai riti di passaggio e di purificazione attraverso il
fuoco.
Per Aristotele il Fuoco è una espressione del Logos 8, concezione che egli mutua da
Eraclito, secondo il quale il fuoco è lelemento
primordiale e tutte le cose non sono che trasformazioni
di esso 9, prodotte per via di
rarefazione e condensazione; luniverso stesso nasce
dal fuoco, che di nuovo tornerà a distruggerlo ad
intervalli stabiliti. È significativo notare che dei
contrari, quello che presiede alla generazione Eraclito
lo chiama guerra e contesa, quello che provoca invece
distruzione ad opera del fuoco lo chiama accordo e pace,
mentre il processo di trasformazione secondo il quale si
forma il mondo lo chiama la strada in giù e in su 10.
Il fuoco è lo strumento della modificazione degli stati
che nella natura appaiono a prima vista stratificati ed
insuperabili; è il mezzo affinché la vita, trascorrendo
dalluna allaltra forma, si riveli. Il
rapporto delluomo con il fuoco è atto di suprema
intelligenza, perché è rapporto con il Logos. In
questo quadro di riferimenti, pertanto, combustione, o
carbonizzazione, o incinerazione significa non solo
purificazione ma anche indiazione. Perciò
luomo dovrebbe ardere dallinterno e
dallesterno, per mezzo di ambedue le modalità del
fuoco, per bruciare tutte le scorie e, così, divenire pura
scintilla in grado di unirsi alla fonte da cui
sè separato.
Dalla tradizione sè tramandato sino ai nostri
giorni un patrimonio simbolico e coscienziale che fa del
fuoco una metafora ed uno strumento effettivo che dà
senso alla vita e alla morte considerate in una
continuità di perenne purificazione, sino a rendere
possibile limmortalità del soggetto.
Il valore dei riti funerari che fanno ricorso al fuoco,
come quello massonico, sta nelle modificazioni che esso
produce nellofficiante, o negli officianti. Si
tratta di modificazioni di ciò che è mortale in ciò
che non può morire. È ancora una volta una iniziazione
come nel massonico «Gabinetto di riflessione»
, ma questa volta realmente incontrando ed
attraversando la morte, con un processo in grado di
trasmutare un uomo in un morto vivente, ed un morto
effettivo in un vivente, come chi è disceso agli inferi,
come chi ha conosciuto lestasi, come chi riesce a
passare per la fessura tra i mondi, allincrocio tra
lorizzontale e la perpendicolare (secondo
linsegnamento, come sè già detto, del
simbolo della Squadra e della Croce). Ciò che ci si
attende dal fuoco è che esso ci apra questa fessura,
agendo come lamore, come il fuoco damore 11, permettendoci di andare al di
là (nellaltra dimensione), per poi ritornare di
qua consapevoli, già forti della morte e, quindi,
immortali.
Ciò che ci si attende dal fuoco e dal rito funerario di
cui stiamo parlando è una esperienza coscienziale
che compia una trasmutazione totale del nostro essere
fisico e animico.
Le guarigioni legate allazione del fuoco
anche quelle fisiche, documentate sono delle
metafore di questo arcano potere igneo. Sono come delle
testimonianze parziali, che rivelano la presenza del
fuoco, la possibilità di una guarigione ben più
completa, di una trasformazione radicale e globale,
attraverso la liberazione dellelemento sottile e
immateriale nascosto nellinteriorità
delluomo. Un elemento, questo, che non può essere
distrutto dal fuoco perché egli stesso è fuoco, perciò
è lunica parte che resta dopo la combustione, la
parte immodificabile e immortale, ciò che risorge
dalle ceneri, lo spirito divino che venne ad abitare
in noi (il Verbo che «habitavit in nobis»: Giovanni,
1: 14; il lapis dellacronimo Vitriol «qui
stat in nobis»).
Pertanto, oltre ad un fuoco risolutivo e trasmutativo,
cè un fuoco come aughé: splendore, luce,
radianza. È il corpo di gloria o di luce (confronta
Nicosia, La fortezza pitagorica,; Bianca,
La
rigenerazione n.d.r.). Da
cui laureola che tutto circonda e che tutto
riempie, splendendo con speciale forza radiante intorno
ai volti e alle figure dei maestri, degli iniziati, dei
santi.
Ogni esistente è avvolto da unaura, come se
lintero universo fosse composto di ununica
materia risplendente, lucente, avvolgente; ed ogni cosa,
anche miscroscopica, fosse una scintilla che se ne
distacca per un attimo per vivere di vita propria, ma
conservando le qualità «ignee» del tutto.
La polisemia del fuoco è suggestiva: fuoco come essenza
della divinità, fuoco prometeico, fuoco come simbolo,
fuoco ierofante, fuoco trasmutatore, fuoco amico, fuoco
della cucina, fuoco del focolare, fuoco ammaliatore,
fuoco dellalchimia, fuoco come amore, fuoco come
luce della conoscenza, fuoco come logos.
Questa è la ricetta delloro alchemico, scritta
probabilmente da Giovanni Pontano (14291503):
Il nostro fuoco è
minerale ed eterno, non evapora se non è eccitato
oltre misura; partecipa dello zolfo, non proviene
dalla materia; distrugge, dissolve, congela e calcina
tutte le cose. Occorre molta abilità per scoprirlo e
prepararlo; non costa nulla o quasi nulla. Inoltre è
umido, carico di vapori, penetrante, sottile, dolce,
etereo. Trasforma, non sinfiamma, non si
consuma, circonda tutto, contiene tutto; infine è il
solo della sua specie [...].
Sappi dunque cercare con tutte le tue forze questo
fuoco e ci arriverai, perché è quello che compie
lopera ed è la chiave di tutti i filosofi che
non hanno mai rivelato; ma se tu indagherai bene e
profondamente le cose sante, la proprietà del fuoco
la conoscerai e non altrimenti.
Intendi: Sole = Oro = Zolfo = Anima = Cuore
Prima fatti padrone assoluto delle tue passioni, dei
tuoi vizi, delle tue virtù; devi essere il
dominatore del tuo corpo e dei tuoi pensieri. Poi
accendi, o sveglia, per meglio dire, nel tuo
«cuore» per immaginazione, il centro del «fuoco»;
cerca di sentire dapprima una specie di caloricità
lieve, poi più forte:
Fissa tale sensazione nel tuo «cuore».
Dapprima ti parrà difficile; la sensazione ti
sfuggirà; ma cerca di mantenerla nel «cuore»;
rievocala, ingrandiscila, diminuiscila a piacere;
sottomettila al tuo potere; fissala e rievocala a
volontà.
Prova e riprova.
Impadronisciti di questa forza e conoscerai il
«Fuoco sacro o Filosofico».
Il fuoco ha la
proprietà di riportare i corpi alla loro condizione
originaria, per poi ricominciare il ciclo vitale. È
tutto qui il segreto della rigenerazione. Il corpo
incenerito ritrova la situazione primordiale della
sostanza. Analogicamente il regressus ad uterum è
un penetrare di nuovo nella matrice materna, per poi
rinascere rinnovato. È il cammino (ed il compito)
delliniziato, che conquista la libertà ignea,
cioè la trasmutazione della coscienza, operando sul
flusso psichico e mentale (fluidità mercuriale),
essiccandolo e riducendolo ad una coscienza puntuale,
universale, embrionale, come quella delluovo, del
feto, del seme. In questa fissazione in stato seminale si
ha il ritorno alla pura potenzialità, per una
nuova attualità. «Solve et coagula»: il mistero (la
dinamica) della morte e della vita sta anche qui.
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