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La Ricerca Della Luce
Larchitettura
romanica, sviluppatasi in paesi soleggiati, aveva risolto
il problema della illuminazione ambientale mediante
aperture sulle «volte a botte» (che attraversavano gli
spessi muri verticali necessari per reggere quelle
massicce strutture) e ricorrendo a cupole. Nelle regioni
in cui vi era abbondanza di luce il problema più sentito
era quello di «ventilare» che quello di «illuminare».
Ma nei paesi dellEuropa Occidentale e
Settentrionale, dove le chiese urbane servivano anche a
riunioni popolari e ad assemblee politiche, bisognava
trovare i mezzi per assicurare il passaggio di quella
«luce», di cui la natura era così avara. I progressi
dellindustria vetraria permettevano di considerare
anche per questi paesi, freddi e piovosi, la possibilità
di creare «ampi passaggi di luce».
Il Segreto Massonico
Lesito
di queste ricerche fu la «volta a crociera», che
esisteva già nellarchitettura romanica ma che
veniva impiegata solo per coperture modeste, per altezza
e dimensioni. Nelle costruzioni in cui si usava la pietra
tagliata, per motivi estetici e per ottenere opere di
lunga durata senza esigenze di manutenzione, la volta a
crociera esigeva degli esecutori assai qualificati e
soprattutto delle conoscenze matematiche. Per estrarre,
tagliare e mettere in opera la pietra (VITRIOL: visita
interiora terrae rectificando invenies occultum lapidem),
sono indispensabili degli specialisti: cavapietre,
scalpellini, scultori, carpentieri, copritori, muratori,
nonché fabbri capaci di fabbricare, riparare e
conservare gli strumenti. Questi operai si organizzeranno
a poco a poco in difesa dei propri interessi, dei propri
privilegi e delle proprie tecniche, in associazioni di
solidarietà operaia, più o meno segrete, che daranno
origine alla massoneria ed al «compagnonaggio».

Arte Senza Confini, Religiosità
Universale
La mobilità
dellimpiego, istituzionalizzata più tardi da
costumi resi possibili grazie ai collegamenti -le Logge-
stabiliti nelle città, concorreva al rimescolamento
delle idee e alla evoluzione degli stili verso una
concezione europea. Inoltre coloro che possiamo chiamare
«architetti» delle cattedrali gotiche non erano più
monaci, come avveniva per le cattedrali romaniche, ma
laici formati sul posto, abituati a viaggiare da cantiere
a cantiere. Questi architetti erano uomini coscienti dei
problemi pratici, e dellimportanza dellorganizzazione
razionale del lavoro, vogliosi di perfezionarsi e di
informarsi su ogni questione tecnica quindi curiosi e
tolleranti, pronti a recepire, nel nuovo, il buono e lutile.
Le cattedrali gotiche portano il marchio del loro audace
ed inventivo pragmatismo.
Il Tempio
Era una
realizzazione collettiva, oggetto duso comune,
orgoglio della città e luogo di animazione, la
Cattedrale si presenta così come linvestimento
psicologico e finanziario di tutta una popolazione,
generalmente per parecchie generazioni.
Il Tronco
Della Vedova - Pagare Gli Operai
Il Medioevo
non conosceva i finanziamenti sofisticati e le tecniche
di regolazione finanziaria dei secoli più recenti, il
denaro doveva entrare prima di poter uscire; una volta
esaurito, bisognava sospendere i lavori. Finché cera
denaro nelle casse si potevano tenere gli operai al
lavoro, ma quando il denaro non cera più essi se
ne andavano. Le modalità di finanziamento possono
spiegare la lentezza con cui le cattedrali vennero
edificate. Questa «cassa di risparmio» a cui ognuno
versava il proprio contributo, non restituiva interessi
in denaro: molti erano convinti che il loro apporto fosse
contabilizzato per laldilà.
LOrdine
E Il Rito
Per animare la
costruzione, che nella maggior parte dei casi durava
decine e anche centinaia di anni, definire il programma,
raccogliere i mezzi finanziari, far fronte alle questioni
da risolvere, comandare gli esecutori ed assicurare
continuità ai lavori ci voleva una direzione che non
fosse limitata entro i confini della vita di un uomo;
solo una «persona morale» poteva resistere alla prova
del tempo. Tale «persona morale» spesso era il
«Capitolo», la «Fabbrica» o l«Opera», una
sorta di comitato nominato dal Capitolo. Le Cattedrali
dovevano essere costruzioni di costo moderato, gestite in
stretta economia, con un giudizioso impiego di risorse
locali. Si imponeva ai Maestri, che organizzavano e
dirigevano la costruzione, una minuta organizzazione.
Coprire Il Tempio
Il problema di
qualunque costruttore è di erigere un riparo, un volume
vuoto, allinterno del quale gli uomini, o
addirittura le folle, possano riunirsi; la difficoltà di
costruire tale riparo è direttamente proporzionale alle
dimensioni dellalveolo realizzato, soprattutto nel
senso orizzontale, perpendicolare alla direzione della
forza di gravità. Maggiore è la «luce» da
«coprire», più aumenta la difficoltà della
costruzione. È una scommessa particolarmente difficile
quella di realizzare costruzioni elevate e di grandi
«luci» usando elementi di piccole dimensioni, come
delle pietre semplicemente posate, con o senza malta, le
une sulle altre. Alzare, senza altra forza motrice che lenergia
umana, fino ad una altezza di circa cinquanta metri,
delle navate di quindici metri di luce (composte di
piccoli elementi indipendenti di pietra, ognuno non più
lungo di qualche decimetro) e inframmezzate da
grandissime aperture, sollevare a queste altezze delle
complesse armature, capaci di sopportare pesantissime
coperture e infine costruire ancora più in alto, delle
torri sormontate da guglie traforate di pietra che si
elevino fino a centocinquanta metri di altezza -sempre
con semplici blocchetti posti gli uni sugli altri-, tutto
questo implica unaudacia ed una preventiva
conoscenza della resistenza e della stabilità dei
materiali che sono veramente prodigiose.

Terra, Acqua,
Aria, Fuoco
Comunque sia
fatto un muro, il suo peso obbliga a non superare, alla
base della costruzione, il carico che il terreno può
sopportare (IL GABINETTO DI RIFLESSIONE: LA PROVA DELLA
TERRA). Il muro deve sopportare, e tanto più quanto più
è alto, lazione del vento che tende a farlo cadere
(IL TERZO VIAGGIO: LA PROVA DELLARIA). Altri
agenti, non più sforzi statici, ma azioni lente ed
insidiose (le malattie delle pietre, lazione dellacqua,
del gelo...) tendono pure a disaggregare la costruzione
(IL SECONDO VIAGGIO: LA PROVA DELLACQUA). Il legno,
di cui erano costruite le capriate, lanciate da un
supporto allaltro, costituiva un punto debole della
costruzione; esso non ha la durata e la resistenza al
fuoco della pietra (IL QUARTO VIAGGIO: LA PROVA DEL
FUOCO).
La Catena
DUnione
Un arco è
normalmente composto da un grande numero di cunei,
stretti insieme senza malta o con malte di scarsa tenuta.
Ad ogni strato (o corso), si vanno raggiungendo pesi
sempre più considerevoli; tali forze sono sempre più
importanti man mano che ci si approssima alla base dellarco
(alla sommità delle colonne che li sopportano) e la
direzione delle forze è obliqua. La spinta deve essere
compensata da forze antagoniste, esercitate da altre
volte o archi vicini, da contrafforti o da tiranti. In
generale, larco non sta in piedi da solo senza un
tirante o una spalla: esso dovrà essere bloccato o
«spalleggiato». I gotici usarono delle «catene» di
legno, essenzialmente come tiranti provvisori per
contenere le spinte, in attesa che i muri laterali
fossero assicurati dallarmatura e dalla copertura:
queste catene venivano in seguito tagliate, ma se ne
possono vedere, ancora oggi, le tracce, al di sopra dei
capitelli. Lesperienza nelluso di catene di
ferro immerse nella muratura ebbe dei risultati
generalmente infelici, poiché la ruggine faceva
rigonfiare le catene e ciò causava la rottura delle
pietre e delle vistose fenditure. Anche limpiego di
catene di piombo, ricoperte di malta di mastici speciali,
non furono sufficienti a proteggere questi elementi: il
sistema fu pertanto abbandonato per collocare le catene
di ferro allesterno della muratura, in maniera che
fossero visibili e facilmente controllabili e riparabili.
Il Lavoro
Di Voltatura E La Copertura Del Tempio
Finché un
arco non sia completato («chiuso», «coperto», con la
cosiddetta «chiave di volta»), deve essere sostenuto da
una centina che è una struttura provvisoria con la forma
dellintradosso (1) dellarco. Per i gotici,
obbligati a non sprecare inutilmente legname e ad
impiegare elementi di piccola sezione e di minime
dimensioni, uno degli obiettivi essenziali era costruire
utilizzando la minor quantità di centine e queste
dovevano essere leggerissime e tali da consentire
numerosi reimpieghi, bisognava quindi proteggerle quanto
prima possibile dalle minacce di pioggia, dalla neve e
dal sole.
Il Tempio È Coperto
In un clima
piovoso come quello dellEuropa nord-occidentale era
desiderabile, inoltre, per un buon andamento della
costruzione, poter lavorare il più possibile al coperto:
le intemperie riducono il rendimento della mano dopera
e producono danni alle opere provvisorie in legno e se
hanno pochi effetti sui muri verticali rischiano a volte
di sciogliere ed eliminare le malte a presa lenta come
quelle impiegate nel Medioevo e di provocare guasti
considerevoli fino a far crollare le volte, il cui
spessore si cercava di rendere minimo. Bisogna ricordare
anche che la forma ad imbuto delle volte a crociera
facilita il ristagno delle acque piovane, una ragione in
più per evitare di esporle al rischio di intemperie. Per
proteggere la muratura, nel corso dei lavori, i gotici
usavano mucchi di stoppie e letame, che venivano posati
sopra i muri, in modo da fare defluire lacqua da
una parte e dallaltra evitando che la malta potesse
essere sciolta dalla pioggia. Là dove il clima era
particolarmente ostile, gli architetti si organizzavano
in modo da eseguire larmatura e la copertura prima
della lavorazione delle volte. Tale sistema costituisce,
nello stesso tempo, un fattore di economia delle opere in
legno, un modo di impiego più razionale della mano dopera
specializzata, un sistema in grado di permettere la
precoce utilizzazione dei locali situati al di sotto e
soprattutto un metodo per costruire volte ancora più
leggere con un minimo di opere provvisorie senza temere
le intemperie per gli operai o per ledificio. Una
tale organizzazione, dove larmatura precedeva il
voltamento, forniva inoltre dei preziosissimi punti di
appoggio per il sollevamento delle pietre di volta.
Passare DallUna AllAltra
Colonna
In simili
costruzioni, molto elevate ed esposte al vento, certe
fasi di lavoro, come il lancio di un arco, o il
completamento di un «corso» in una volta a crociera,
dovevano essere eseguite il più rapidamente possibile e
senza interruzioni, poiché i costruttori correvano
grossi rischi fino a che tutta lopera non fosse
completa ed equilibrata. Il timore era comunemente
avvertito da tutti, per tutto il tempo che il lavoro era
in corso.
I Tre
Punti
La soluzione
massicciamente adottata dai costruttori gotici fu la
volta a crociera ad arco acuto. Un arco a sesto acuto, i
cui centri dividono la luce in tre parti uguali, viene
spesso chiamato «a terzo punto» ed è quellarco
la cui forma geometrica è più vicina allellisse,
cioè a quella curva secondo la quale bisognerebbe
tracciare le volte a botte perché la loro intersezione,
nel caso di una campata quadrata, possa effettuarsi con
semicerchi perfetti.
La Geometria
Adottando
rapporti e strutture basate su semplici figure
geometriche, gli architetti gotici, che erano degli
uomini pratici, cercavano di semplificare i tracciati e
garantirsi che la loro concezione sarebbe stata
fedelmente riprodotta nella fase esecutiva. Una delle
preoccupazioni degli architetti dellepoca, di
fronte alla varietà ed alla mancanza di precisione delle
unità di misura allora adottate, era di far sì che i
loro disegni fossero facilmente rispettabili; vi sono
prove numerose, sotto forme di riscontri precisi, che i
più semplici sistemi di proporzioni geometriche
dovessero essere impiegati in modo cosciente e
deliberato. La «sezione aurea» presenta la proprietà
di generare indefinitamente la medesima proporzione. La
«serie di Fibonacci» che le si avvicina
(1, 1, 2, 3, 5, 8, 13, 21...) può essere facilmente
messa in opera con un compasso od una corda. Gli
architetti dellepoca non potevano evitare di usare
il sistema delle proporzioni e dei tracciati regolatori
poiché le misure variavano, non solo da una provincia
allaltra, ma talvolta da una città allaltra.
A
sinistra sistema di costruzione del rettangolo aureo. A
destra sviluppo della spirale aurea. Il metodo più
semplice per costruire un rettangolo aureo richiede la
costruzione dun quadrato e la sua divisione per
mezzo delle diagonali e delle mediane. Si punta il
compasso sul punto mediano del lato di base con apertura
pari al segmento che lo congiunge con langolo del
lato opposto e lo si proietta sul lato di base ottenendo
il rettangolo aureo. La proporzione aurea è tale
allorché la parte minore (m) sta alla maggiore (M) come
la maggiore al tutto [m : M = M : m + M; ovvero, (se il
lato del quadrato è uguale a 1) 0,618 : 1 = 1 : 1,618]
La Sovranità Della Loggia
Quando il
Capitolo che aveva lincarico di realizzare la
cattedrale arrivava a disporre dei fondi capaci di
permettere al cantiere la ripresa dei lavori, il
rappresentante del Capitolo dava le sue istruzioni al
Maestro che aveva scelto e concordava le condizioni del
lavoro. La sola direttiva intangibile che venisse data
sembra fosse quella di rispettare lunità dellarchitettura
interna: al di fuori di questa limitazione, ogni maestro
godeva della più ampia libertà possibile nel prendere
le sue decisioni.
Squadratura Del Tempio E Passi DEntrata
Ogni Maestro
aveva il proprio gruppo e la propria «tradizione», le
sue abitudini, i suoi strumenti e, in particolare, i suoi
sistemi di misura. Studiando la cattedrale di Chartres è
stato possibile distinguere limpiego di almeno otto
sistemi di misura differenti, fondati sul piede
«romano», «olimpico», «sumero», «teutonico»,
«cretese», «inglese» e «punico». «Prendi il tuo
piede!» era la frase di rito con la quale il Canonico
accordava al Maestro luso delle unità di misura
della sua «tradizione». Con questa frase si permetteva,
nello stesso tempo, di assumere liniziativa e di
avere libertà nel proprio lavoro. Impiegare un diverso
metro significava, nel continuare lopera iniziata
dai predecessori, adottare tutta una serie di piccole
variazioni nellesecuzione ed una tendenza a
personalizzare vari dettagli nella costruzione. «Prendi
il tuo piede!» è un antico modo di dire il cui
significato originale si è oggi ormai perduto dopo che
nel corso dei secoli si è venuta sviluppando una
progressiva uniformità delle misure, in seguito alle
disposizioni centralizzatrici prese dapprima dai re di
Francia (che si sforzarono di sostituire il «piede del
re» a tutti gli altri sistemi precedentemente usati) e
poi dalla rivoluzione francese che offrì per la prima
volta lesempio delladozione del sistema
metrico. In questa prospettiva, squadrare il Tempio
potrebbe significare «riconoscerne le misure» ed
entrare ritualmente, quando i Lavori sono iniziati,
potrebbe assumere il valore di «adeguarsi alle misure in
uso nella Loggia».
IlPunto
Geometrico Noto Ai Soli Figli Della Vedova
Quando si
tratta di collocare e di verificare la sagoma curva di
una centina, oppure di rifinire un arco o una volta nel
cantiere, oppure ancora di tagliare ed aggiustare i
cunei, stesi per terra nella loro futura posizione, il
sistema più semplice è quello di piantare un chiodo al
quale potrà essere assicurata una corda tesa fino a
toccare i punti interessati della superficie. Lutilizzazione
di una corda per segnare i tracciati, nonché la
preoccupazione dei gotici (ma in generale, dei
costruttori di tutti i tempi) di collocarla in una
posizione pratica e facilmente maneggevole è documentata
in parecchi disegni.
Le Tegole
Durante il
Medioevo la maggior parte degli edifici, nelle campagne,
era ricoperta di stoppie e così sarebbe stato fino al
XIX secolo. Soltanto lentamente le tegole, le pietre
piatte (scisti o ardesie), talvolta il piombo,
rimpiazzarono le stoppie. Per primi furono gli edifici
militari ad essere ricoperti con materiali duri e
resistenti ai proiettili incendiari lanciati dalle
macchine da guerra. Anche le chiese, a scopo di
protezione contro gli incendi, vennero presto coperte in
tale modo, a cominciare dalle città. Diverse motivazioni
poterono condurre a sostituire progressivamente tetti a
modesta inclinazione, ricoperti di piombo, con tetti a
forte inclinazione coperti da tegole. Principalmente ciò
avvenne allo scopo di alleggerire le coperture e le
travature necessarie a sostenerle. In Champagne sono
rimaste famose le «tegole del Conte Enrico» per la loro
forma razionale che permetteva, al copritore, di posarle
con precisione e senza perdere tempo. Tali tegole,
smaltate, si opponevano poi alla crescita del muschio che
nuoce alla conservazione delle tegole stesse ed accentua
gli effetti del gelo.
Dal Disegno AllEsecuzione
Il maestro
gotico era nello stesso tempo architetto, ingegnere,
capomastro e organizzatore del cantiere e sapeva
affrontare i lavori manuali in prima persona. Per poter
fare fronte al compito difficilissimo che lo impegnava,
il maestro veniva aiutato da collaboratori o conduttori
dei lavori, che vegliavano affinché la realizzazione
fosse uguale al modello ed ai disegni. Venivano chiamati
appareilleurs: apparecchiatori. Questa
parola si apparenta a termini come parlieur
o parlier che designano colui che
parlava agli operai. Questo collaboratore, che poteva
essere destinato a divenire a sua volta architetto,
veniva rappresentato con in mano un grandissimo compasso
(generalmente a settore circolare), che mostra come fosse
incaricato di segnare i tracciati in dimensioni reali
sulle pietre e non sulle piante, mentre il Maestro appare
in genere con un piccolo compasso a puntasecca da
disegnatore. Bisognava che il Maestro fosse sempre
presente sul lavoro ed egli doveva materializzare con
tavole architettoniche le proprie intenzioni. Non sempre
si trattava di disegni, alle volte venivano anche
realizzati dei modelli, in grandezza naturale o in scala.
Disegni e modelli dovevano il più delle volte essere
riportati in scala naturale. I Maestri ricorrevano a
disegni semplici da riprodurre col compasso o con la
corda o a figure geometriche assai semplici da tracciare:
il cerchio e le figure da esso derivabili come il
triangolo equilatero, il quadrato, lesagono, i
poligoni regolari in genere, i diversi rettangoli e langolo
retto.
Orizzontale, Verticale. Triangolo, Squadra E
Compasso
La relazione
fra base ed altezza di una facciata veniva stabilita
mediante proporzioni semplici, ricavabili ad esempio dal
quadrato o dal triangolo. Per le disposizioni sul terreno
ovvero le piante, ci si limitava a disegni in piccola
scala di cui venivano riprodotte le proporzioni in scala
naturale, direttamente sul terreno. Si parlava
correntemente di metodo «al quadrato» e di metodo «al
triangolo» per il passaggio dalla pianta allelevazione.
Si usava spesso lindicazione: «ricavare lelevazione
dalla pianta». Cosa manifesta tale indicazione se non la
volontà di fare risaltare il segreto che veniva
osservato sui metodi dei costruttori dellepoca?
Grazie alla geometria descrittiva, si può assicurare la
concordanza fra elevazione e pianta, ma non si «ricava»
dalla pianta lelevazione; queste rappresentazioni,
dovendo concordare fra loro, devono essere
interdipendenti, ma ognuna è concepita a suo modo, esse
non si deducono luna dallaltra: su una pianta
quadra si può avere unelevazione costruita a
partire da triangoli. È più facile tracciare dei
triangoli equilateri che dei quadrati e nella statica, lo
schema triangolare è indeformabile; i metodi di disegno
basati su triangoli equilateri permettono più facilmente
la precisione, il quadrato richiede lincrocio di
molte linee di compasso, limpiego della squadra e
dellarchipendolo (con tutta limprecisione
connessa alluso di questi strumenti, quando si
tratta di misure di grandi dimensioni). In quel tempo non
si conosceva il teodolite né la livella ad acqua che
permettono di assicurare ad una costruzione la medesima
altezza per distanze abbastanza lunghe. Soltanto il filo
a piombo permetteva di assicurare la verticalità nel
caso di altezze molto grandi. Partendo da una base,
orizzontale o verticale, il procedimento fondato sui
triangoli equilateri garantisce mediante due tratti di
corda, di trovare un terzo punto con estrema precisione
con un metodo che corrisponde a quello seguito per
tracciare un disegno su un piano. Ancora oggi, nei
piccoli cantieri, per verificare la squadratura fra due
direzioni si usa la «terna pitagorica» 3, 4, 5. Lo
schema triangolare era il mezzo più veloce e la più
sicura garanzia di fedeltà al modello. Con una mano dopera
che spesso non sapeva «né leggere né scrivere», non
sarebbe stato pensabile contrassegnare con precisione i
disegni. Gli esecutori non dovevano fare altro che
riprodurre lo schema dei punti essenziali della figura,
disegnato con la puntasecca dallideatore, per
ritrovare senza errori i punti e le linee principali. Gli
studi effettuati hanno potuto evidenziare come gli errori
commessi fossero estremamente modesti.
La Tradizione
Poiché le
cattedrali erano generalmente opera di molte generazioni,
la concezione di fondo doveva essere trasmessa, da coloro
che facevano le fondamenta, a coloro che ultimavano la
costruzione. Questa trasmissione veniva fatta attraverso
un certo numero di disegni, ma gli errori più gravi
erano evitati per mezzo di un corpo di tradizioni
empiriche che sostituivano i calcoli di resistenza,
sconosciuti a quellepoca e che permettevano di
stabilire le altezze le larghezze e gli spessori degli
elementi portanti, i pieni e i vuoti, le sezioni dei
pilastri, nel quadro di un certo numero di proporzioni e
di rapporti.
LOrganizzazione Dei Cantieri
I gotici, nel
rispetto dellesigenza di fare il massimo con i
mezzi di cui disponevano, messi di fronte a problemi
tecnici nuovi che i loro predecessori non si erano mai
posti, e al contempo a problemi di mano dopera e a
difficoltà di approvvigionamento dei materiali, si
resero conto dellesigenza di organizzare
razionalmente i cantieri. Questa organizzazione
cominciava nella foresta e nella cava, dove il maestro
andava spesso di persona a scegliere i materiali.
La Divisione
Dei Compiti - I Gradi Dei Massoni
È probabile
che nel corso della costruzione delle volte gotiche
intervenissero due differenti categorie di esecutori;
coloro che si occupavano delle pietre esattamente
tagliate (la pietra levigata) ed i muratori in via di
qualificazione, che erano incaricati di lavorare e posare
solo le pietre grossolanamente squadrate (la pietra
grezza). In Inghilterra gli operai capaci di tagliare la
pietra (hewers, da to hew:
tagliare) venivano distinti da coloro che erano
incaricati solo della posa (layers, da to
lay: posare). Per la Francia, nei documenti si
trovano numerose denominazioni in latino: latomus
(cavatore di pietre), cementarius, lapicida
(caesor lapidum, talliator petrae), positor
o cubitor (copritore); e in francese: asseyeur
(posatore), mortelier (chi fa la calcina), maçon
(muratore). Esistevano comunque, per ogni specialità,
operai più o meno qualificati ed è verosimile che ai
meno capaci venissero affidati lavori semplici, destinati
poi ad essere nascosti da intonaci o pitture; i semplici
manovali erano solo degli aiutanti, dei garzoni, o degli
apprendisti e talvolta degli uomini pii («di buoni
costumi») che davano una mano come forma di prestazione
in natura. La specializzazione dei compiti contribuiva a
garantire una migliore organizzazione del cantiere; per
certi lavori manuali essa era più spinta di quanto non
avvenga oggi: cavapietre, scalpellini, copritori, vetrai,
sterratori, carpentieri e falegnami, assicuravano, per i
compiti stabiliti, il lavoro nel cantiere. Come già
detto, in certi momenti degli aiutanti volontari venivano
a «portare la loro pietra»; questi ultimi erano però
mal visti dai lavoratori di professione, ai quali
facevano concorrenza. Ma lorganizzazione dei
cantieri mirava, secondo logica, a utilizzare solo un
minimo gruppo di specialisti, altamente pagati. Da questi
«profani», verosimilmente, venivano le leve degli
apprendisti
Dal Lavoro Alla Ricreazione
Gli uomini del
Medioevo non dimenticavano limportanza del
«morale» ai fini del rendimento della mano dopera.
Essi rispettarono i costumi e le tradizioni del cantiere
ma il lento procedere della costruzione delle cattedrali
medievali avrebbe limitato le bevute di birra se esse
fossero state effettuate solo in occasione della fine dei
lavori. Essi trovarono così molte occasioni per ripetere
la cerimonia: la chiusura di un arco maestro, la
sistemazione di una chiave di volta, e molte altre tappe
dei lavori sembrarono soddisfare le condizioni volute. In
ogni paese si sapeva tenere elevato il morale dei
lavoratori: baldorie, pranzi, festeggiamenti occasionali
venivano inseriti nel ritmo di lavoro del cantiere.
Mantenimento dellardore lavorativo, migliore
impiego dei mezzi disponibili, semplificazione,
standardizzazione e prefabbricazione, economia dei
materiali ingegnosità ed astuzia, perfezionamento degli
strumenti, specializzazione degli operai, organizzazione
del cantiere, tali furono alcune delle risposte che i
gotici opposero alle difficoltà della gigantesca
operazione intrapresa.
Rilettura Sintetica Del Rituale In Grado
Di Apprendista
Alla luce di
queste premesse cerchiamo di individuare, nel Rituale di
apertura dei lavori in grado di Apprendista, i termini
«operativi» sopravvissuti al tempo e alle traduzioni.
Lo scenario che il Rituale ci prospetta è la campata di
un Tempio in costruzione, quattro colonne ritte, tre
pareti ultimate: quelle ad Oriente, a Sud e a Nord; la
quarta, a Occidente, da completare. I dignitari di Loggia
entrano in fila e squadrano il tempio, riconoscendo in
questo modo la planimetria. I Fratelli prendono posto,
secondo le regole convenute fra le colonne (quelle del
lato sud e quelle del lato nord), i Responsabili ai
propri posti: il Maestro Venerabile a Oriente, il Primo e
il Secondo Sorvegliante a capo dei Fratelli fra le
colonne. Protagonista del Rituale è il Maestro
Venerabile che chiede ai Fratelli di aiutarlo nellapertura
dei Lavori.
I lavori consistono nel lanciare un arco da colonna a
colonna e nel procedere alla esecuzione di una volta (lorientamento
longitudinale dei templi era tradizionalmente da est a
ovest; larco in questione deve essere lanciato da
una colonna a nord ad una colonna a sud. I Liberi
muratori attendono le disposizioni alla colonna del Sud e
alla colonna del Nord dalle quali, e in relazione tra
loro, dovranno agire. A Oriente siede il Maestro
Venerabile che dirige i lavori dando le disposizioni del
caso ai suoi più stretti collaboratori: il Primo e il
Secondo Sorvegliante, a Occidente il Primo sorvegliante
che comanda e «parla» ai Fratelli della colonna del
Sud, al Mezzogiorno siede il Secondo sorvegliante che
comanda e «parla» ai Fratelli della colonna del Nord.
Risulta più pratico guardare, stando ai piedi di una
colonna, la colonna che sta di fronte. Il tempio è
coperto, come assicura il Copritore Interno al Primo
Sorvegliante e i presenti sono tutti Fratelli Liberi
Muratori. Il ruolo del copritore appare, nel rituale,
quello di un difensore del Tempio; è armato di spada e
dispone di una chiave; la sua attenzione è rivolta a
profani eventualmente stazionanti nella sala dei «passi
perduti».
Ricordiamo che il Copritore interno era il Muratore che
curava la copertura materiale del tempio stando allinterno:
sotto il tetto, mentre il Copritore esterno, lavorando di
conserva al primo, curava le operazioni di copertura
stando allesterno: sul tetto. La «chiave di
volta» di un arco veniva posata dallesterno e
così pure le operazioni di voltatura procedevano con un
copritore interno ed uno esterno, per lo meno da un certo
punto in avanti.
Ed ecco lincalzante ritmo delle domande dal Maestro
Venerabile al Primo e Secondo sorvegliante; Egli vuole
assicurarsi che abbiano ben capito: 1) qual è lobiettivo
del lavoro in generale (edificare templi alla virtù e
scavare oscure e profonde prigioni al vizio); 2)
quale posizione debbono tenere durante lo svolgimento del
lavoro e quale posizione debbano tenere il primo e
secondo diacono; 3) quali sono i rispettivi specifici
compiti.
Leggere il Rituale durante lApertura dei Lavori
appare in contrasto con lo scenario che il Rituale stesso
descrive; il Primo e secondo sorvegliante conoscono «a
memoria» i loro compiti: non cè tempo per
andarseli a rileggere durante lo svolgimento dei Lavori
che debbono condursi in tempi rapidi ed in un ambiente
rischioso. Nel fervore dei lavori del cantiere, fra laltro,
le comunicazioni fra il Maestro Venerabile ed i
sorveglianti sono più difficili: richiamare lattenzione
del Maestro Venerabile (al quale solo ci si deve
rivolgere) non è cosa facile (i sorveglianti ricorrono
al maglietto); per comunicazioni più articolate i
Diaconi si spostano da un punto allaltro del
Triangolo costituito dalla posizione del Maestro
Venerabile, del Primo Sorvegliante e del Secondo
Sorvegliante.
Viene dato il via ai lavori: non è più permesso ai
Fratelli delle colonne di passare dalluna allaltra
colonna o di coprire il Tempio senza che ciò venga loro
consentito. Non è cioè permesso esporsi a situazioni di
rischio per sé (passare dalluna allaltra
colonna mentre in alto gli operai addetti alla posa dei
cunei dellarco o delle nervature e dei conci delle
«vele» stanno manovrando questi blocchetti di pietra
col rischio che cadano) o per gli altri (coprire il
tempio allinsaputa di chi, sotto, sta operando
secondo quanto stabilito dal Maestro Venerabile). La
lettura della tavola architettonica tracciata nella
precedente tornata conclude lapertura dei lavori:
come dire una rapida occhiata ai disegni, un ultimo
accordo e via, ai ponteggi. La chiusura dei lavori si
può »leggere» in maniera del tutto analoga: il Tronco
della Vedova può essere letto come la richiesta di
contributi per rendere possibile il proseguimento dei
lavori. Il Maestro Venerabile continua ad interrogare il
Primo ed il Secondo Sorvegliante sui rispettivi,
specifici compiti in questa fase dei lavori. A questo
dialogo fra Maestro Venerabile e i suoi più diretti
collaboratori fa seguito la chiusura dei lavori e in
alcuni casi la Catena dUnione.
Tale attività si può ritenere un punto fermo ai lavori
e lindispensabile punto di partenza per i lavori
della prossima Tornata. Così facendo, infatti, si dà
stabilità ai lavori fin qui svolti, che si possono così
interrompere, e si crea il presupposto statico per la
loro prosecuzione. A proposito di questa fase, e in
considerazione di quanto detto, trattandone gli aspetti
operativi, riteniamo indispensabile animare il rito della
Catena dUnione a ogni Tornata e questo in ragione
del suo alto significato e della commovente bellezza.
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