Natale
Mario di Luca recensisce
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Fasanella Giovanni e Rocca Giuseppe
Il misterioso
intermediario. Igoŕ Markevič e il caso Moro
Einaudi, Torino, 2003, pagg. 266, € 28,00.
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Non metterebbe conto di segnalare uno dei tanti pamphlets
che vengon fuori a getto pressoché continuo sull’inesauribile filone
dietrologico in voga da un buon trentennio a margine delle vicende terroristico
/ mafioso / economico / politiche verificatesi nel nostro Paese, se
quello in epigrafe non si distinguesse per una coloritura pseudo-esoterica che
riecheggia da vicino il collaudato modello costituito dalla prolifica cucina
Baigent-Leigh-Lincoln & epigoni.
Poiché buona parte della suddetta coloritura appare attinta
dalla produzione dei fanta-scrittori appena citati, ci si esonera volentieri
dall’addentrarsi nello scenario dei vari Priorati di Sion, sodalizi sinarchici
etc. che popolano i fumettoni dello pseudo-esoterismo e che puntualmente sono
riproposti dal Fasanella e dal Rocca, intrecciandosi con una narrazione, per la
verità assai fluida e di piacevole lettura, nella quale avanti gli occhi del
lettore scorrono i mitici personaggi della Parigi dei primi 30-40 anni del XX
secolo riguardati soprattutto alla luce di vizi privati e financo pubblici, se
non pure clamorosamente ostentati, con una spiccata predilezione per i
ritrattini di omosessuali e di ninfomani così di alto come di infimo bordo.
Molto parcamente, per quanto concerne contenuti e tesi del
libello, ci si contenterà di riprodurre e di condividere quanto ne ha scritto
Andrea Casalegno sulla Domenica de Il Sole-24 Ore (2 febbraio
2003, pag. 30): «La parte biografica è affascinante, benché di seconda mano, per
la sua galleria di personaggi: da Djagilev a Jean Cocteau, da Anna de Noailles,
amica e ispiratrice di Proust, a Maria José, da Berenson a Marguerite Caetani, a
tutti i maggiori musicisti contemporanei. E il caso Moro? Impossibile giudicare,
poiché su pochi fatti, raccontati in modo confuso, si imbastisce un ragionamento
in cui tutti i punti chiave sono introdotti da un "forse". E non si possono
giudicare i "forse"».
Val la pena, invece, di sottolineare la scarsissima
attendibilità della metodologia seguita dagli autori per mettere insieme il
retroterra "esoterico" in qualche modo destinato a rendere più piccante ed
intrigante il racconto. Per pescare qualche esempio basta sfogliare più o meno a
caso. A pag. 33 Maurice Barrès (nato nel 1862) è detto «amico» di Jean-Marie
Ragon (morto nel 1866!), il quale a sua volta è iscritto d’ufficio, tra Madame
Blavatskij e Rudolf Steiner, nel novero dei «maggiori teosofi del tempo». Di
peggio (ibidem) capita a Stanislas de Guaita, bollato come «mago nero» e
fondatore di un ordine «a carattere spiccatamente satanico».
Alle pagg. 62-63 è "spiegato" come e perché il sulfureo Jean
Cocteau debba ritenersi il capo del fantomatico Gran Priorato di Sion ed al
tempo stesso l’incarnazione del Re del Mondo, citando a (s)proposito ed a
presunta prova di quest’ultima qualificazione un brano di René Guénon. Subito
dopo (pagg. 63-64) si dicono strettamente collegati tra loro la Gran Loggia
Svizzera Alpina e… il Gran Priorato di Sion, con evidente confusione-
sperabilmente involontaria, ma non per questo meno enorme - tra quest’ultimo ed
il Gran Priorato d’Elvezia del Rito Scozzese Rettificato.
A pag. 196, al seguito delle fanta-ipotesi formulate di
recente da Francesco Grignetti (Professione spia. Dal fascismo agli anni di
piombo cinquant’anni al servizio del KGB, Marsilio, Venezia, 2002), peraltro
non citato, viene riesumata la figura di Giorgio Conforto, già presidente
dell’associazione di libero pensiero "Giordano Bruno", per attribuire con
estrema disinvoltura al Conforto medesimo la qualifica di massone e per
tramutare la "Giordano Bruno" in una «loggia radicaleggiante legata al Grande
Oriente».
Immancabile, a pag. 206 torna a galla la famigerata storia
della seduta di scrittura automatica, organizzata da Romano Prodi ed altri
sodali in scudo crociato per scoprire il luogo ove Aldo Moro era tenuto
prigioniero, da cui emersero le lettere GRADOLI. Perspicuamente gli Autori
notano che le lettere in questione possono essere interpretate come GRADO-LI,
ossia "grado 51", ed in merito prima informano il lettore che «si sarebbe
rinviato, cioè, a un livello ancora più occulto del trentatreesimo, il gradino
più alto della gerarchia massonica conosciuta» e poi si chiedono: «Quale poteva
essere questo misterioso Grado LI?». Pronta la risposta: «Un rarissimo testo
pubblicato in Francia intorno al 1870 da Ély Star (pseudonimo di un seguace di
Péladan e di Flammarion), Les Mystères de l’horoscope, svela che nel
Cercle de la Rose+Croix il Grado LI corrisponde al Maître du Glaive, il
Signore del Gladio. E l’autore precisa che non si parla di épée, ma di
glaive: non spada, ma proprio gladio». Gladio, capito? Proprio
come l’organizzazione segreta parallela alla NATO organizzata negli anni ’50 dai
governi democristiani, che a quell’epoca, come in quelle successive, con la
massoneria ben poco avevano a che spartire. E se il lettore, stordito da tanta
erudizione e da tanto acume, ancora non fosse convinto del nesso tra il Maestro
del Gladio (chi scrive si permette, pour cause, di tradurre Maestro e non
Signore) e la Gladio anticomunista dei vari Scelba, Andreotti, Moro, Cossiga,
Taviani etc., ecco l’argomento conclusivo e definitivo: «L’ipotesi può
acquistare una sua perturbante suggestione se si pensa appunto alla rete segreta
Gladio e alla circostanza che al n. 68 di via Gradoli abita il pittore Ivan
Mosca della loggia di Monte Sion, gran maestro, con il nome esoterico Hermetico,
dell’Ordine dei Cavalieri Massoni eletti Cohen dell’Universo, confraternita in
rapporto di fratellanza con i Rosacroce».
E’ il caso di precisare che Joseph-Aimé Péladan nel 1870,
epoca in cui il suo presunto seguace Ély Star avrebbe pubblicato il rarissimo
testo citato, aveva appena 12 anni, essendo nato nel 1858? E c’è bisogno di
ricordare che il Péladan dette vita al suo Ordine della Rosa-Croce soltanto nel
1887-1888? Oppure che il pittore Ivan Mosca (pseudonimo iniziatico: Hermete),
membro-fondatore della loggia Monte Sion n. 705, già Gran Maestro Aggiunto del
Grande Oriente d’Italia durante la gran maestranza di Ennio Battelli (1978-1882)
e da alcuni anni Gran Maestro onorario, divenne effettivamente Gran Maestro
dell’Ordine dei Cavalieri Eletti Cohen dell’Universo nel 1967, succedendo al
francese Robert Ambelain, ma soltanto per porre l’Ordine "in sonno" a tempo
indefinito fin dal 1968? O ancora che non sussiste alcuna parentela tra l’Ordine
in questione, fondato nel XVIII secolo da Martinez de Pasqually, e la mitica
confraternita dei Rosa+Croce, di cui ai noti Manifesti del 1614 e del 1615, come
neppure tra i suddetti ed il cenacolo estetizzante fondato dal Péladan nella
Parigi della Belle Époque?
Per altro verso, è ben noto che tra i numerosissimi "riti ad
alti gradi" collaterali alla massoneria propriamente detta ve ne sono molti che
prevedono ben più dei 33 gradi del Rito Scozzese Antico e Accettato. Fin dal
1861 il già nominato Ragon, nel suo Tuileur Général ou Manuel de l’initié
contenant l’origine identique de l’écossisme et de Misraïm, les nomenclatures de
75 maçonneries, 52 rites, 34 ordres dits maçonniques, 26 ordres androgynes, 6
académies maçonniques, etc. et de plus de 1.400 grades (Colligon-Teissier,
Paris) forniva gli elenchi completi dei 90 gradi del Rito di Misraïm e dei 92
gradi del Rito di Memphis, nei quali al 51° posto figuravano rispettivamente il
Cavaliere del Sole ed il Cavaliere della Fenice: titoli altisonanti, che con un
po’ di buona volontà qualche suggestione politico-dietrologica potrebbero
anch’essi ispirarla. Insomma, se si vuole giocare di fantasia con i numeri e con
le sciarade, la massoneria offre una miniera inesauribile.
E’ un vero peccato, in fondo, che gli Autori, i quali molto
si sono soffermati nella loro esposizione sulla patrizia famiglia Caetani di
Sermoneta, non abbiano avuto contezza delle cospicue dicerie - riportate, tra
gli altri, da Massimo Introvigne (Il cappello del mago. I nuovi movimenti
magici dallo spiritismo al satanismo, SugarCo Edizioni, Milano, 1990, pagg.
300-303) - in merito al ruolo svolto dall’arabista ed uomo politico Leone
Caetani tra le conventicole più esclusive di certo esoterismo nostrano. Se ne
fossero stati al corrente, chissà cosa sarebbe stati capaci di ricavarne? Altro
che Maestro del 51…
Si dirà che gli svarioni e le assurdità oggetto della
presente nota, giacché concernono un campo molto specialistico e in fondo
"minore", quello cioè della petite histoire della massoneria e
dell’esoterismo occidentale, attengono ad aspetti di poco conto e, quindi,
secondari, inidonei a sottrarre credibilità ed attendibilità ad una
ricostruzione che mira principalmente alla materia "alta" della Storia con la
maiuscola e della Grande Politica. Sommessamente è però il caso di sottoporre
all’attenzione degli Autori che la suocera della defunta Maria Josè di Savoia
non era la duchessa d’Aosta, come da essi affermato (pag. 78), ma l’ultima
(o penultima) regina d’Italia, Elena di Montenegro: e questa è Storia.
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